A.R.A. Piemonte
Associazione Regionale Allevatori Piemonte
 

CAVALLI e REDDITOMETRO: i cavalli da passeggiata non ne fanno parte


 

Cavalli e Redditometro

La Corte di Cassazione mette fine alla discussione:

“i cavalli da passeggiata non sono indice di maggior reddito”


TORINO. Dopo quattro anni di confronti e battaglie legali la sesta sezione civile della Suprema Corte mette fine alle discussioni: con la sentenza n° 21335/15 del 21 ottobre 2015 la Cassazione stabilisce che i cavalli da passeggiata non fanno parte delle categorie previste dal redditometro quali indici di maggior capacità contributiva.

La vicenda era saltata agli onori della cronaca alla fine del 2011 quando l’Agenzia delle Entrate di Asti aveva notificato diversi avvisi di accertamento nei confronti di proprietari di cavalli, basati sull’assunto che il generico possesso di un cavallo rappresentasse un particolare indice di capacità contributiva. All’accertamento si era opposto, tra gli altri, un proprietario astigiano con ricorso in Commissione Tributaria Provinciale, sanzionato per il possesso di due cavalle quasi ventenni mantenute “nel recinto sotto casa al prato” e mai utilizzate per manifestazioni ovvero concorsi ippici.  

Con sentenza 6.2.12 del 31.01.12 la CTP di Asti aveva respinto l’accertamento dell’Agenzia sottolineando come i due soggetti dovessero essere considerati come cavalli da passeggiata/affezione e quindi non rientranti nel redditometro. L’Agenzia delle Entrate aveva dunque presentato ricorso alla sentenza di Asti in Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, ma anche quest’ultima si è pronunciata qualche mese dopo rigettando l’accertamento e confermando quanto stabilito dalla CTP di Asti. A fronte del ricorso in Corte di Cassazione sempre da parte dell’Agenzia delle Entrate di Asti nei confronti della sentenza della CTR di Torino si è arrivati alla pronuncia della Suprema Corte.

Nello specifico la sentenza n. 21335 indica chiaramente come “sia pacifico che, secondo la normativa di riferimento, costituisce indice di particolare capacità contributiva non il generico possesso di cavalli ma solo di quelli da equitazione o da corsa; nella prima categoria dovendosi intendere ricompresi, per come specificato nella Circolare n. 27 del 1981, i cavalli da concorso ippico che quelli da maneggio”.  La sentenza continua specificando che “la ratio delle norme è, quindi, evidente nell’attribuire solo ai cavalli a tali specifiche attività adibiti, per la particolare cura e addestramento che gli stessi richiedono, la qualità di indici di particolare capacità contributiva”.

L’Associazione Regionale Allevatori del Piemonte si era impegnata in prima linea, con vari comunicati, mozioni e conferenze stampa, unitamente ai tanti proprietari ed appassionati di cavalli nel sostenere già a suo tempo questa fondamentale distinzione e cioè che il cavallo gestito in proprio a livello domestico non sia assolutamente un elemento di maggior reddito bensì in quanto gestito all’interno dell’economia famigliare.

Un risultato importante quindi per tutti i proprietari ed appassionati del settore.